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Se state facendo una passeggiata nel centro storico e cercate un ristorante d'atmosfera dove spendere poco, Dal Cavalier Gino è il posto giusto per voi.

Di ristoranti della Vecchia Roma non ne sono rimasti molti: qualcuno ha chiuso, altri si sono dati una "ripulita" restaurando le mura e alzando inevitabilmente i prezzi.

Dal Cavalier Gino invece tutto è rimasto come una volta, articoli di giornale si alternano sulle pareti celebrando la trattoria, sedie di legno ospitano clienti che devono sudare per riuscire a ottenere un posto, quadri di discutibile gusto danno quel tocco in più alla piccola sala. Mentre la cucina è quella solida romana con piatti che ricordano tanto i pranzi dalla nonna e il conto non tradisce mai.

 

 

Mangiare da Gino è quasi un privilegio: molto probabilmente a pranzo dovrete aspettare, mentre per la cena - almeno per il primo turno delle 20.30 - la prenotazione è quasi d'obbligo.

I clienti costituiscono uno strano melting pot: qui si alternano gli immancabili clienti storici, politici un po' radical chic, studenti della camera e i tanti turisti ben consigliati dall'ottimo posizionamento della trattoria su Trip Advisor e da altre guide come Slow Food.

 

 

La trattoria è quasi nascosta in un piccolo vicolo e di finestre ad illuminare la sala non c’è traccia.

Come vuole la tradizione il menu è recitato dai bravi camerieri che svolgono il loro lavoro con la solita battuta alla romana che tanto piace al turista, ma senza quella scontrosità che non si sa bene il perché è diventata un marchio di fabbrica del rustico capitolino.

Il menu non è molto vasto e esprime il meglio con i primi piatti, abbondanti e realizzati ad arte: buona lacarbonara, ottimi i tonnarelli cacio e pepe, la matriciana,  i ravioli e per i più coraggiosi i rigatoni con la pajata. Poi, come si dice a Roma, il giovedì ci sono gli gnocchi.

 

 

 

 

Anche i secondi lasciano poco spazio all'innovazione, presentando quanto di meglio Roma può offrire: abbacchio alla scottadito, saltimbocca alla romana, trippa (il sabato), coniglio al vinomanzo alla picchiapò, le polpette al sugo con l’immancabile zucchina ripiena.

 

 

 

 

 

 

Onde evitare incomprensioni è bene chiarire un paio di cose a proposito del Cavalier Gino:

1) La cucina è genuina. Se venite qui non fate i sofisticati, perché così è la cucina romana di base: semplice;

2) Le porzioni sono molto abbondanti. Dopo un piatto di carbonara considerate la difficoltà ad ordinare un secondo;

3) Non è possibile pagare con la carta di credito ma il conto finale è molto onesto. Difficilmente spenderete più di 25 euro.

La chiusura del pranzo o la cena non regala grandi emozioni. Forse per mantenere lo stile della vecchia trattoria non viene fatto il caffè e i dolci sono ai minimi con una crostata di visciole e poco più.

Il mitico Cavalier Gino ancora presenzia a pranzo e, se siete fortunati, qualche volta a cena. A gestire la sala con capacità e passione ora ci sono i figli. Buon sangue non mente.

 

Dal Cavalier Gino

SERVIZIO: romano ma gentile

PARCHEGGIO: dentro la ZTL. Piuttosto complicato, consiglio lungotevere e passeggiata o mezzi pubblici.

PREZZO: 20-25  euro

GIORNO DI CHIUSURA: la domenica

TELEFONO: 066873434 (prenotate!)

INDIRIZZO: Vicolo Rosini 4 - Roma

BAGNO: non proprio il massimo

POSITIVO: cucina semplice, ambiente di una volta, prezzi onesti, personale simpatico e gentile

NEGATIVO: dolci non all'altezza, piatti non innovativi

PIATTO DA NON PERDERE: tonnarelli cacio e pepe

 

 

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